Lo smaltimento (illegale) delle macerie diventa legale per decreto

Come già constatato a L’Aquila, la trasfigurazione da “rifiuti speciali” a “rifiuti urbani” sottende la volontà di eliminare limiti, vincoli e soprattutto la tracciabilità e i controlli sui flussi dei rifiuti. Nel caGiulio Cavalliso del sisma in Emilia, questa volontà si è spinta anche oltre
 La sensazione è che in nome dell'urgenza si   perdano di vista i  
 particolari.
                         
  E' il rischio di correre per salvare il salvabile. Si dice. Ma quando si perdono i pezzi della legalità pensi subito che ci vorrebbe un po' di attenzione, almeno. Un'urgenza che abbia delle priorità. Perché in fondo ognuno di noi saprebbe all'istante quali sono le due o tre cose da mettere in valigia prima di correre fuori casa. E poi succede che le dimenticanze così spiacevoli si ripetano in occasioni molto simili. E allora pensi che in fondo questo Paese non vuole costruirsi una memoria perché ha una strategia di sbadataggine che serve per accontentare qualcuno. Che non è un problema di poco pensiero ma un pensiero lungo e che arriva da lontano e che ha tutte le misure per essere un atto politico. Da pesare così com'è. Lasciando perdere la fretta e le urgenze.

L'inchiesta di
Site.it, a cura di Angelo Venti, (che, credetemi non girerà molto in giro) prova ad infilare il dito nel terremoto:
Terremoto che vai, usanze che trovi. L'Aquila e l'Emilia, una ricetta con gli stessi ingredienti: dichiarazione dello stato di emergenza, potere di ordinanza, di deroga, allentamento dei controlli. Finora, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e delle macerie, con il sisma in Emilia queste pratiche si sono già spinte oltre - molto oltre - in un tessuto produttivo di gran lunga più delicato di quello aquilano. Un numero impressionante di capannoni - come ad esempio quelli del polo biomedicale - crollati, abbattuti o demoliti con all'interno prodotti e materie prime di ogni tipo. Tutto da smaltire indistintamente con le macerie ed equiparato "ai rifiuti urbani".
Quella intrapresa in Emilia è una china pericolosa. Il 6 giugno scorso è stato varato il Decreto-legge n.74 (GU n. 131 del 7-6-2012), da convertire in legge entro 60 giorni: gli emiliani farebbero bene ad alzare le antenne e prestare da subito molta attenzione a ciò che sta accadendo nel dopoterremoto. Il decreto 74 prevede, all'art. 17, la "trasfigurazione" delle macerie da rifiuti speciali in rifiuti urbani. Ma cosa ancora peggiore è che il comma 7 prevede che il trasporto venga effettuato direttamente dalle aziende che gestiscono il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, o anche indirettamente a mezzo di imprese di trasporto anche "non iscritte all'albo" e senza la "tracciabilità dei rifiuti". Ad essere eliminati, in sostanza, sono anche il FIR e il Registro di carico dei rifiuti.
Proviamo a chiarire meglio di cosa si tratta e quali effetti devastanti può produrre sul territorio. Intanto, è da notare che il decreto 74 punta a cancellare la tracciabilità non tanto delle macerie giacenti sulle vie e gli spazi pubblici, ma soprattutto di quelle giacenti nei luoghi privati e dei rifiuti derivanti da demolizioni. Le macerie giacenti sulle pubbliche vie, infatti, anche senza l'emanazione di questo decreto erano già equiparate ai rifiuti urbani. Infatti l'art. 184, comma 2, lett. d, del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. (il Testo Unico Ambientale) definisce come rifiuti urbani "i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua".
Diverso è invece il discorso per le macerie che si trovano all'interno di aree private, tipo i capannoni crollati. Ancor più se parliamo di rifiuti da demolizione di edifici privati, o di capannoni privati. Infatti, tutti i rifiuti dall'attività di demolizione sono sempre considerati "rifiuti speciali", come specificato nel Testo unico ambientale. E' evidente, quindi, che l'estensore del comma 1, nel prevedere la trasfigurazione delle macerie in "rifiuti urbani", è proprio a quelli su aree private che rivolge la maggiore attenzione. Infatti, sempre l'art. 17, al comma 1 fa riferimento, oltre ai "materiali derivanti dal crollo parziale o totale degli edifici pubblici e privati causati dagli eventi sismici del 20 maggio 2012 e dei giorni seguenti", cita pure "quelli derivanti dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti".
Occorre prestare molta attenzione alla sintassi usata dal legislatore, quando scrive: "...quelli derivanti dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti, disposti dai Comuni interessati dagli eventi sismici...". Se il "disposti dai Comuni interessati ..." lo si intende riferito sia alle attività di demolizione che alle attività di abbattimento, allora vorrà dire che, comunque, il particolare regime disposto per questi rifiuti (che da speciali vengono trasfigurati in urbani) è subordinato ad un provvedimento amministrativo (che dispone la demolizione o l'abbattimento) senza il quale la detta trasfigurazione non sarà possibile. Se, invece lo si intenda riferito alle sole attività di abbattimento - il che sarebbe più logico, perché la demolizione, di solito, è un'attività edilizia che avviene su input del privato, mentre l'abbattimento, è la stessa identica attività, ma disposta da un'autorità pubblica - allora ne consegue che tutte le attività di demolizione disposte dai privati non sarebbero soggette ad un filtro amministrativo di autorizzazione/disposizione, per cui, la deregulation sarebbe totale.
Come già si è avuto modo di vedere nel precedente sisma di L'Aquila, la trasfigurazione da "rifiuti speciali" a "rifiuti urbani" sottende la volontà di eliminare limiti, vincoli e soprattutto la tracciabilità e i controlli sui flussi dei rifiuti. Nel caso del sisma in Emilia, questa volontà si è spinta anche oltre. Infatti, leggendo il comma 7 dell'art. 17, ci si accorge che, come a L'Aquila, viene espressamente abolita la tracciabilità, poiché è prevista la deroga alla norma che impone i FIR (art. 193 del D.Lgs. 152/2006) e al registro di carico e scarico (art. 190 del D.Lgs. 152/2006). Ma viene introdotta una ulteriore innovazione peggiorativa: viene addirittura prevista la deroga all'obbligo di iscrizione all'albo gestori ambientali (art. 212 D.Lgs. 152/2006). In particolare è previsto che il trasporto delle macerie (giacenti in pubbliche vie ed in aree private) - e dei rifiuti da demolizione e abbattimento di edifici (pubblici e privati) - possa avvenire ad opera di soggetti che svolgono (già) il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani. E possono farlo direttamente, ma anche indirettamente. Cioè "attraverso imprese di trasporto da essi incaricati previa comunicazione della targa del trasportatore ai gestori degli impianti individuati al punto 4 e pubblicazione all'albo pretorio dell'elenco delle targhe dei trasportatori individuati".
Per finire, il penultimo periodo del comma 7, contiene una norma che espressamente prevede che "Le predette attività di trasporto, sono effettuate senza lo svolgimento di analisi preventive". Quindi i rifiuti da demolizione - soprattutto se provenienti dalla demolizione o abbattimento di un capannone industriale (a meno che non contengano amianto) - non sono soggetti ad analisi chimiche. Significa che tali rifiuti, anche se dovessero contenere sostanze particolarmente inquinanti e/o pericolose, vengono caricati e trasportati come se fossero innocue pietre triturate

Monti: che aspetta ad andarsene?

Il Governo Monti è palesemente fallito. E' il momento di trarne le dovute conseguenze. Quali? Votare ad ottobre
 Rare volte, in politica, è stato possibile assistere ad un fallimento  Aldo Giannuli                         più pieno, palese e veloce di quello che sta accadendo al governo Monti.
Doveva essere il governo dei tecnici puri, insensibili alle ragioni politiche e si è dimostrato in tutto (non solo in economia, ma anche in materie come la giustizia o i diritti civili) un governo di destra. Doveva essere un governo dei "competenti", la crema dell'intellighenzia manageriale, amministrativa, diplomatica e si sta dimostrando un governo di cialtroni incompetenti senza pari. Pensate alla figuraccia della Fornero sugli esodati che, per di più, anzicchè prendere il primo aereo per il Tibet, dove ritirarsi in solitaria meditazione cercando di farsi dimenticare, si scaglia contro i dirigenti dell'Inps meditando di cacciarli perché hanno osato smentirla dati alla mano. Doveva essere il governo del risanamento dell'economia: lo spread è risalito poco sotto i 500 punti, la fracassata di tasse ha messo a terra famiglie e aziende inasprendo la recessione e, come beffa finale, l'aumento di 1 punto dell'Iva ha causato un introito complessivo di tasse inferiore di tre punti all'anno prossimo. Verrebbe da dire a Monti: ma dove hai studiato economia? Beninteso, non tutto è colpa sua ed, anzi, molto non è nella sua disponibilità: decidono i mercati finanziari qualsiasi cosa lui faccia, lo sappiamo. Ma lui ci mette del suo per peggiorare le cose, facendo l'esatto opposto di quanto andrebbe fatto. Come tecnico è solo una mezza cartuccia, ma come politico è una vera bestia.

In primo luogo, l'Italia è, insieme a Grecia, Portogallo, Spagna ed Irlanda, il principale bersaglio della speculazione finanziaria; questo avrebbe dovuto indurre il governo italiano a cercare una linea comunque con questi paesi per pesare rispetto all'Europa. Certo, la Spagna a novembre ha cambiato governo e la Grecia è in balia ad una ingovernabilità che dura da mesi. Ciò non di meno, l'Italia avrebbe dovuto cercare di farsi punto di riferimento dell'area mediterranea e trattare subito con la Francia un fronte comune nei confronti della Merkel. Niente di tutto questo: solo adesso una mezza intesa con Hollande. Vero è che Sarkozy non era meglio della Merkel e che Hollande è arrivato da poco più di un mese, ma anche qui occorreva avere una iniziativa verso gli Stati a prescindere dai governi.

In secondo luogo, la questione non va assolutamente posta in termini di "aiuti" dei paesi più forti (in sostanza la Germania) a quelli più poveri come se si trattasse di una elemosina, ma di un progetto comune e di una convenienza comune, offrendo contropartite politiche ed economiche precise.

In terzo luogo, sappiamo che la Merkel è una mediocrità collocata in un posto molto al di sopra delle sue capacità e della sua intelligenza (esattamente come accadeva a quel playboy da strapazzo di Sarkozy) ma, ad essere sinceri, qualche ragione ce l'ha pure lei, povera donna: fra poco più di sei mesi deve affrontare elezioni difficilissime ed i tedeschi non vogliono sentir parlare di aiuti agli europei del club Med. Dunque, prima ancora che alla Merkel -la cui limitata velocità di comprensione è nota- occorre parlare ai tedeschi ai quali occorre spiegare che:

1-sin qui l'Euro ha molto avvantaggiato le esportazioni tedesche

2-non si tratta di aiuti ma di progetti e convenienze comuni come, ad esempio, allargare l'area della manifattura tedesca agli altri paesi europei con produzioni complementari o differenziate ma comunque inserite in un sistema industriale europeo da (ri)costruire

3- anche la Germania non sta messa bene come sembra, perché il suo debito vero non è l'83% del pil ma il 105%, visto che si "dimenticano" sempre di considerare la cassa depositi e prestiti, senza della quale anche noi saremmo sotto il 100%

4-se anche l'euro dovesse saltare, sarebbe conveniente anche per la Germania mantenere una politica di cooperazione europea per non essere spazzata via dalla crisi prima e dai processi di globalizzazione dopo

5- se l'Euro andasse a carte quarantotto, gli altri si spezzerebbero le ossa, ma anche i tedeschi non se la caverebbero mica con tre graffi: il conto sarebbe salatissimo anche per loro.

Ma bisogna anche saper accettare le ragioni dei tedeschi ed alcuni addebiti che ci fanno: Il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano ha pubblicato un articolo che intimava "Schnell Frau Merkel" e lo ha messo anche in tedesco ed inglese sul sito del giornale on line: è arrivata una valanga di insulti da parte dei lettori tedeschi, però, tutto tutto sbagliato non era e dobbiamo riconoscere che gli insulti non erano tutti immeritati. Come si fa a dare loro torto quando scrivono che in questi anni i privati tedeschi hanno messo da parte una ricchezza pari al 125% del Pil mentre gli italiani, grazie all'evasione fiscale, hanno accumulato ricchezze pari al 175% del Pil? Come si fa a non accettare la lezione quando un lettore dice: ma non avete orgoglio voi europei del club Med? Insomma, qualcosa di cui vergognarci l' abbiamo, non vi pare?

E, quindi è ragionevole intessere un dialogo in cui cercare di far valere le proprie ragioni ma anche accettare quelle degli altri. Dunque non vanno chieste elemosine, ma azioni comuni come la messa in comune di parte del debito, ma con precise garanzie reali, attraverso progetti di crescita comune che intreccino le aziende tedesche con quelle italiane o spagnole, regole precise di controllo bancario comune (e qui se spagnoli, francesi ed italiani hanno qualche mal di denti, la Commerzbank è in camera di rianimazione).

Certo questo dovrebbe essere fatto dai giornali italiani (un po' come ha fatto il Sole 24 ore), dai partiti (a proposito: che fine ha fatto la Linke europea?) dai sindacati (a proposito che fanno i nullafacenti della Ces?) ecc, ma anche dal governo. Monti dovrebbe sapere che quando va ad un summit europeo e risponde alle domande dei giornalisti, parla non solo ai suoi colleghi capi di governo, ma anche all'opinione pubblica dei rispettivi paesi. Dunque, se si presenta con il cappello in mano facendo la figura dello straccione non è che disponga bene gli altri. Deve presentarsi con piani di crescita comune, di re-industrializzazione europea ecc. Ma come si fa ad affidarcisi ad uno come Monti che ha la vis comunicativa e la simpatia umana di un merluzzo surgelato?

Insomma direi che ormai il fallimento dell'esperimento dei "tecnici" non potrebbe essere più completo e che è il momento di trarne le dovute conseguenze. Quali? Votare ad ottobre.

Mi direte: "ma non è il momento, siamo in piena bufera finanziaria". Verissimo, ma cosa vi fa pensare che in marzo saremo in piena bonaccia? Anzi, qui rischiamo una campagna elettorale di otto mesi, con un governo di nessuna rappresentatività e credibilità, per poi andare comunque a votare (con il conseguente inevitabile vuoto di potere) in marzo, quando magari ci sarà una tempesta ancora peggiore.

Non vi sembra il caso di darci un taglio?

Un amico rivela: «Gabriel Garcia Marquez sta perdendo la memoria»

Il Nobel e autore di “Cento anni di solitudine” vive a Bogotà Gabriel Garzia Marquez nella casa di HemingwayBOGOTÀ - Gabriel Garcia Marquez sta perdendo la memoria e, al telefono, non riconosce le voci degli amici intimi. Lo assicura Plinio Apuleyo Mendoza, uno scrittore colombiano suo amico da decenni e che, prima che nel 1982gli venisse assegnato il Premio Nobel per la letteratura, ha raccolto nel libro “Olor de la Guayabà”i ricordi dell'autore di “Cent'anni di solitudine”. Intervistato dalla pubblicazione web colombiana Kienyke, Mendoza, dopo aver ammesso che non ha potuto parlare con Garcia Marquez da un lustro, specifica d'averlo fatto invece con il figlioccio Rodrigo che gli ha specificato: «Deve vederti in faccia, poichè dalla voce non sa con chi parla». Ed in merito sottolinea che, il 6 marzo scorso, quando il Premio Nobel ha compiuto 85 anni, gli ha telefonato in Messico per fargli gli auguri: «Ma non ho parlato con lui, bensì con la moglie Mercedes, poichè lei preferisce non passargli il telefono poichè c'è il rischio che non sappia chi sei».

L'amico. In riferimento a tale aspetto Apuleyo Mendoza si dice «molto preoccupato» per l'amico e ricorda che «sua madre e suo fratello sono morti per l'Alzheimer». Tant'è che, aggiunge, «l'ultima volta che ci siamo parlati per telefono, si dimenticava certi particolari e mi chiedeva 'Quando sei arrivato?, 'In che hotel sei sceso». «Ma quando siamo andati a pranzo, mi ha ricordato episodi di 30 o 40 anni fa. E la memoria funzionava perfettamente». «Molti amici con i quali ho commentato tale aspetto di Gabo, m'hanno assicurato che anche a loro è accaduto lo stesso». D'altra parte che Garcia Marquez stia perdendo la memoria, i colombiani lo sospettano da quando il suo biografo ufficiale, il britannico Gerald Martin lo ha lasciato intravvedere nel libro su di lui, “Una vita”, pubblicato due anni or sono. In altro ordine di cose, Apuleyo Mendoza ricorda di aver sempre litigato («Ma con ironia») con l'amico per il suo appoggio a Fidel Castro. E rivela: «Ma non va dimenticato, e questo non lo sa quasi nessuno che, insieme, abbiamo fatto uscire da Cuba molta gente». E specifica: «Gli telefonavo e gli dicevo: “Gabo aiutami, questo povero uomo è in cella e condannato a vent'anni, aiutami”. E lui mi rispondeva «aspetta, farò qualcosa». E così abbiamo fatto uscire parecchie persone dall'isola».ma la moglie evita di farlo parlare al telefono

A Mosca la prima scuola per imparare a soddisfare il partner a letto

 MOSCA - Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano «Komsomòlskaya Pràvda» gli uomini russi sarebbero i peggiori amanti del mondo. Per evitare che tale fama si riversi anche sulle donne del Paese più esteso
del pianeta, la psicologa e sessuologa Katarina Lyubimova ha inaugurato la «Geisha School of Moscow», il primo istituto che insegna come soddisfare i mariti sotto le lenzuola. Dopo aver gettato uno sguardo sulle materie di insegnamento, pare che le femministe, non solo moscovite, abbiano fatto un salto sulla sedia. Il corso al quale viene offerta maggiore attenzione è senz’altro quello relativo al sesso orale, che prevede anche dimostrazioni pratiche attraverso l’utilizzo di banane e di giocattoli erotici.

E per far fronte agli assalti al proprio marito, perpetrati da donne più esperte e senza inibizioni, è necessario ripassare i fondamentali della masturbazione, magari dissertandoci sopra nel corso dell’esame finale. In effetti la scuola di sesso in salsa moscovita richiede un certo impegno: le lezioni si svolgono per tre giorni la settimana e sembra che la frequenza sia obbligatoria. A giudizio della psicologa che ha ideato il progetto, il sesso rappresenta la chiave di volta del successo personale: «Ogni donna a letto può essere sia attrice che regista delle fantasie più profonde dei loro partner. E se è capace di essere sciolta nelle varie tecniche sessuali, il successo agli occhi del suo uomo è garantito». Dopo aver dato uno sguardo alle foto riguardanti il corso di perfezionamento in fellatio, le uniche delle quali la Lyubimova ha autorizzato la pubblicazione, resta da sciogliere un ultimo, atroce, dilemma: l’esame di fine anno sarà scritto o orale?

Seno rifatto, per i piaceri del sesso o questione di autostima?



Che il seno rifatto rappresenti una sorta di passepartout attraverso il quale godere delle gioie del sesso secondo molti non addetti ai lavori non era che una leggenda metropolitana.
Ci ha pensato un sondaggio online condotto da «RealSelf.com», community a stelle e strisce dedicata a chi si è sottoposto ad interventi estetici, a conferire credibilità a chi sostiene che la protesi mammaria coincida con un’attività sessuale più frequente e, soprattutto, più appagante. La maggioranza assoluta delle intervistate ci tiene a sottolineare che in merito al ritocchino non tornerebbe sui suoi passi e, a giudicare dalle risposte successive, avrebbe tutte le ragioni del mondo.

Il 61% del campione ha dichiarato che tra le lenzuola la vita è cambiata davvero in meglio, con un impennata dei rapporti pari al 34% rispetto al periodo precedente l’intervento. La musica non cambia per quanto riguarda l’appagamento sessuale: due intervistate su tre hanno affermato che le difficoltà nel raggiungimento del piacere riscontrate in precedenza sono praticamente svanite nei periodi successivi all’operazione. Addirittura un numero significativo delle partecipanti ha precisato che eccitarsi è diventato assai più facile. Secondo Andrew P. Trussler, chirurgo plastico dell'Università del Texas, intervistato dal Daily Mail è tutta una questione di testa: «I risultati del sondaggio non devono sorprendere. Nella mia osservazione personale, le donne si sentono più sicure dopo la procedura di aumento del seno, e si può facilmente osservare che una maggior fiducia porterà a miglioramenti in altre aree della loro vita».

Macchinisti metro, più di duemila euro al mese per 3 ore di guida al giorno

ROMA - Il capostipite fu Ezio Gallori, storico leader del coordinamento macchinisti uniti, anima degli Unicobas. Uno duro e puro. Ai tempi d’oro fu secondo per capacità di mobilitazione solo ai controllori di volo. Bastava che dichiarasse lo stato diagitazione anche personale per immobilizzare seduta stante i treni da un capo all’altro della Penisola.

Più o meno quello che accadeva nei cieli con i controllori del traffico aereo. Più che un sindacato un liquido paralizzante. Con i dovuti distinguo, gli emuli del macchinista d’assalto e degli uomini radar hanno spostato nelle viscere il terreno di scontro: sui binari che si dipanano nel sottosuolo. Sono 452, di cui 9 donne, quelli che stanno rallentando in questi giorni i romani. Guadagnano una media di 2.300 euro al mese che possono però facilmente diventare 3 mila e in alcuni casi ronzare intorno ai 4 mila. Se vogliono tirano la leva e scendono dalla locomotiva per un nonnulla: un estintore troppo carico, una cabina maleodorante, un bulloncino allentato, un vetro opaco.

La sicurezza innanzitutto, certo. Ma ogni cavillo va bene per rifiutarsi di effettuare i turni straordinari e mettere in crisi il sistema underground della capitale. Che già viaggia, rispetto ad altre città europee, con mezzo secolo di ritardo. Il contratto da macchinista prevede l’effettuazione di 160 ore al mese. Ogni giornata lavorativa dura 6 ore e 10 minuti ma un turno di «conduzione» raramente supera le 3 ore. Il resto dell’orario si completa grazie alla mezz’ora iniziale di «accudienza» e al rimanente tempo in cui si resta a disposizione per movimentare i treni o per le emergenze. Inoltre, grazie a un accordo firmato nel 2006 con l’allora capo del personale Vincenzo Tosques indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulla Parentopoli Atac nel monte ore rientra il cosiddetto turnone: una mega-giornata compensativa di 8 ore e 17 minuti. É turno straordinario ma non è straordinario.

Il segreto è tutto qui. Un piccolo grande privilegio sottoscritto nel 2006 quando ancora la crisi delle municipalizzate romane non aveva toccato il fondo. Nell’ultimo incontro tra sindacati e azienda i macchinisti hanno proposto di estendere quell’accordo anche alla linea B e portare così il turnone a 10 ore e 17 minuti. Ma come, non s’era detto che i turni così come erano erano già troppo pesanti? È la prima contraddizione. La seconda è che un macchinista su 3, secondo quanto risulta all’azienda, quando capita il turnone si dà malato oppure utilizza la legge 104 che disciplina i permessi per assistere i parenti invalidi. In questo caso il turno straordinario si spalma in una sorta di mutuo soccorso.

E lo stipendio lievita. «Dietro i disagi della linea B si nasconde in realtà una lotta portata avanti dai vecchi macchinisti per continuare a effettuare straordinari dopo l’assunzione di 40 nuove unità», ammise un ex sindacalista nei primi giorni della protesta. Fu il primo segnale che questa volta non sarebbe andata come tutte le altre.

Germania, discount: “Maxi sconto a chi si presenta nudo

Un supermercato tedesco ha di recente attuato una promozione che ha lasciato tutti di stucco.
Germania, confine con la Danimarca - Pochi giorni fa un supermercato tedesco è salito tra gli onori della cronaca per aver studiato una promozione di vendita che non ha precedenti. La cosa, tra l’altro, non ha lasciato le persone di stucco, anzi, ha riscosso un sacco di consensi tra l’intera popolazione. Ma cosa è successo di tanto particolare da meritarsi un passaparola come questo? Semplice, il direttore del supermercato in questione ha fatto “semplicemente” tappezzare l’intera cittadina con centinaia dicartelloni pubblicitari che dicevano esattamente questo: “Vuoi lo sconto? Vieni da noi senza niente addosso”. E poco stupisce che la cosa abbia scatenato un vero e proprio cataclisma mediatico, con centinaia di persone nude recatesi in massa davanti aldiscount indicato dal cartellone pubblicitario. È unlunedì mattina, infatti, quando il supermercato apre i suoi battenti, con centinaia di persone lì davanti, tutte in completa tenuta adamitica. Alla fine saranno oltre centocinquanta i presenti all’appello, quindi oltre la più rosea delle aspettative. In termini economici, ogni persona ha ricevuto un buono da 2000 Coronedanesi, circa 270 Euro. Successivamente, ognuno ha dato libero sfogo al proprio bisogno compulsivo di comprare ogni cosa, invadendo le corsie da subito e riempendo ilcarrello di ogni ben di Dio. Per dovere di cronaca, la promozione è stata effettuata dal discount di Suederlueng, località vicina alla frontiera con la Danimarca. Va detto che quel punto della Germania non è molto redditizio dal punto di vista economico. Il negozio, come ha spiegato il direttore, aveva stanziato inizialmente un buono di 2000 Corone, ma non si aspettava di certo un successo come questo. Intervistato, il capo della polizia diLeck – a capo dell’intero servizio di sicurezza – ha dichiarato: “Tutto si è svolto senza alcun problema, né per la ressa né per un qualcosa a carattere sessuale”

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